Un problema non problematico



Ieri sera ho partecipato ad un incontro organizzato dall'Associazione Ex-Alunni di Padova estremamente interessante. Però mi ha portato ad effettuare delle riflessioni molto personali riguardanti il nostro paese. Difatti, le mie idee personali mi sono parse differenti, ed in parte in contrasto, rispetto a quelle della maggioranza dei presenti in sala (persone per lo più oltre gli "anta", senza offendere ovviamente).
E la mia riflessione è stata: politica e gioventù non sono un binomio facile. Ma è un'idea molto differente rispetto a quella che potreste pensare voi ora leggendo queste poche righe. Mi ci vorrà un po' a spiegarmi, ma ci proverò.

Il primo fatto è che in Italia troppo spesso le posizioni prevalenti sono occupate da persone di età avanzata. Ovvio, io non pretendo nulla e anzi, spesso l'età avanzata è sinonimo di saggezza. Ma spesso è anche sinonimo di stanchezza, di mancanza di energie. Si tratta di dare un giusto spazio ai giovani stessi. E parlo davvero di tutti i livelli: dalla politica (quanti politici giovani in Italia hanno fatto strada?), all'università (professori di ruolo prima di 55-60 anni non ce ne sono sostanzialmente), ai paesi (i sindaci meno che trentenni sono oramai un'illusione) e così via. E questo non perchè i giovani italiani sono meno capaci dei loro genitori, ma perchè, avendo l'Europa aperto le porte, se uno non trova spazio qui, lo trova da un'altra parte, senza fare fatica. E' un sistema PERDENTE a mio modo di vedere.

Il secondo fatto è una facenda demografica. L'Italia (purtroppo ho trovato solo i dati della regione Veneto in questo sito) è un paese che invecchia. Basti vedere come nel grafico linkato la popolazione veneta di età tra i 40 e i 45 anni sia sostanzialmente il doppio rispetto a quella tra i 20 e i 24, che risulta a sua volta circa pari a quella di età tra i 70 e i 74. Questo cosa comporta? Sappiamo tutti di come le fasce d'età siano spesso influenzate nei loro pensieri dal periodo storico e quindi, all'interno di ognuna di esse, si abbiano certi equilibri di pensiero. In Italia, l'elevato numero degli adulti e anziani comporta che sia la parte di popolazione più avanti con gli anni a scegliere il futuro della nazione (e non invece coloro che, teoricamente, nel futuro della nazione hanno più possibilità di viverci!!). Partendo dall'idea che questo è un problema non esistente in passato, oltre che dall'idea per cui tutti hanno il diritto di scegliere (anziani compresi quindi), bisogna però dare una possibilità ai giovani di prendere in mano il proprio futuro.

Con queste considerazioni io, ieri sera, ho lasciato quell'aula. Pensando, inoltre, tristemente, che questa politica vecchia ha, purtroppo, deluso pure gli anziani stessi.

Il messaggio: GIOVENTU' PERDUTA!

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